Prevenzione del carcinoma prostatico (CaP)

...e medicina nutrizionale

Sta guadagnando consensi sempre più crescenti l'impiego della medicina nutrizionale in Urologia.
Infatti urologi di tutto il mondo hanno attribuito grande importanza all'uso dei preparati di derivazione naturale con l'obiettivo di contrastare il carcinoma prostatico,forma tumorale sempre più diffusa in tutto il mondo occidentale.
Studi clinici ed epidemiologici hanno trovato una serie sempre più convincente di conferme all'ipotesi di uno stretto coinvolgimento delle abitudini dietetiche nell'insorgenza e nell'evoluzione del carcinoma prostatico.
In questo scenario ha avuto un consenso particolarmente favorevole l'impiego dei Complessi di micronutrienti ad azione antiossidante (CMAO) a scopo preventivo,infatti questi prodotti(nutraceuticals) hanno trovato un ampio utilizzo inizialmente da parte degli urologi statunitensi,successivamente dalla stragrande maggioranza degli specialisti degli altri continenti,per la loro rilevante azione antiossidante,che si ritiene possa rappresentare una barriera protettiva nei confronti della prostata.

Il ruolo dei complessi di micronutrienti ad azione antiossidante nella prevenzione del carcinoma prostatico

Consolidato il fatto che il carcinoma prostatico rappresenta uno dei principali e più urgenti problemi di salute pubblica in tutto il mondo occidentale è ultimamente cresciuta l'attenzione sugli elementi ambientali come decisivi fattori di rischio per questa forma neoplastica che,non va dimenticato,è il più diffuso tumore nell'uomo.
Evidenze cliniche ed epidemiologiche sempre più convincenti confermano infatti che la dieta interpreta un ruolo importante sia nello sviluppo che nell'evoluzione della malattia,sia nella sua prevenzione.
In pratica,in questo contesto,la medicina nutrizionale prevede il ricorso all'associazione di sostanze e agenti di derivazione naturale a scopo preventivo.
A questo proposito è fondamentale ricordare che nel caso del CaP la prevenzione primaria riguarda la possibilità di intervenire sulla progressione della malattia dalle lesioni accertate microscopicamente alle manifestazioni cliniche conclamate. Infatti, in termini di vera prevenzione primaria,ogni intervento precedente dovrebbe addirittura avere luogo a trent'anni.
C'è da sottolineare inoltre che questi interventi possono risultare utili anche nei pazienti con malattia conclamata,dato che la progressione,dalla diagnosi precoce al decesso,richiede dai dieci ai vent'anni.Ogni intervento in grado di rallentare questa evoluzione rappresenta quindi un vantaggio.

La riduzione dei grassi nella dieta

Oggi il rapporto tra una dieta ricca di grassi e l'insorgenza del CaP rappresenta un fatto accertato.Questo legame era stato inizialmente ipotizzato sulla base di studi che mettevano in relazione il contenuto di grassi nella dieta e la mortalità per CaP su scala globale.
Nelle indagini successive, intese a dimostrare quanto affermato,si è potuto rilevare che in 11 su 14 studi caso-controllo e in 4 su 5 studi di coorte era possibile mettere in luce un'associazione tra l'insorgenza di CaP e la presenza di grassi nella dieta,o un consumo elevato di alimenti contenenti grassi.Va sottolineato che,data la natura stessa dell'epidemiologia osservazionale, la consistenza di questi dati è da considerare estremamente significativa.
Sapendo che i grassi presenti nella dieta rappresentano il substrato per i Radicali Liberi dell'ossigeno,tra i campi esplorati dalla ricerca oncologica per individuare il movente eziologico delle malattie tumorali uno dei più promettenti chiama in causa il rapporto causa-effetto tra i radicali liberi dell'ossigeno e il danno ossidativo a livello biomolecolare.
I radicali liberi dell'ossigeno vengono generati dall'organismo come prodotti intermedi dei processi metabolici e determinano un danno ossidativo a molecole-bersaglio come i lipidi, le proteine,il DNA.
Oggi si dispone di solide evidenze sul legame dei radicali liberi dell'ossigeno, sia esogeni sia endogeni,con la carcinogenesi e la progressione della malattia tumorale. L'attacco ossidativo delle basi di DNA determina mutazioni e alterazioni dei geni che avviano il processo di carcinogenesi.
Tutto questo appare estremamente interessante alla luce delle importanti applicazioni pratiche in riferimento alle crescenti evidenze sul ruolo preventivo nei confronti del carcinoma della prostata che svolgono la Vitamina E, il Selenio,il Licopene ed altre sostanze che vantano una potente attività antiossidante.

LaVitamina E

La Vitamina E rappresenta il principale fattore antiossidante presente nella membrana cellulare.Inibisce la perossidazione lipidica e ha dimostrato di possedere un ampio raggio di proprietà antitumorali,come, per esempio,l'attività protettiva contro la carcinosi e l'inibizione della progressione tumorale.
Grazie alla sua azione antiossidante è in grado di proteggere le cellule dall'effetto mutageno dei radicali liberi.
Tuttavia la potenzialità antiproliferativa della vitamina E non va ricercata esclusivamente in quest'ambito:è stato infatti evidenziato come essa possa interferire direttamente nella crescita cellulare attraverso un'inibizione della proteina chinasi C.
Per quanto riguarda direttamente il carcinoma prostatico,questa vitamina è in grado di inibire la proliferazione di cellule LNCaP in modo dose-dipendente ed entro un range di concentrazione facilmente riscontrabile nel plasma umano.
I meccanismi precisi attraverso cui la vitamina E esercita i suoi effetti protettivi non sono ancora stati chiariti,ma numerose linee cellulari di diverse forme tumorali hanno dimostrato,sia in vitro che in vivo,di essere sensibili alla sua azione.
L'ipotesi più accreditata è che la vitamina E eserciti la sua attività inibendo il danno ossidativo a livello dell'epitelio prostatico.

 

Il Selenio

Il selenio, microelemento essenziale per l'uomo, sotto forma di seleniometionina ha dimostrato di possedere attività antiossidante,con conseguente neutralizzazione dei perossinitriti,azione protettiva verso l'azione dei radicali liberi e un effetto antiossidante generalizzato,dal momento che è incorporato nella glutatione perossidasi,enzima chiave per il mantenimento del sistema di ossidoriduzione cellulare.
Numerosi studi epidemiologici hanno confermato il rapporto inverso tra l'apporto di selenio e diverse forme di tumore,compreso il carcinoma della prostata.
Clark et al. Hanno condotto uno studio su 974 pazienti trattati con selenio e placebo per un periodo medio di 10 anni osservando,come risultato,una significativa riduzione dell'incidenza di CaP nei pazienti in trattamento con selenio.
A prescindere dai meccanismi implicati nell'attività chemiopreventiva,attraverso studi di prevenzione oncologica ed osservazionali si è dimostrata una correlazione inversa tra i livelli plasmatici di selenio e la mortalità per CaP.

Il Licopene

Pigmento naturale appartenente alla classe dei carotenoidi, il licopene è caratterizzato da proprietà antiossidanti analoghe a quelle del beta-carotene ,ma è molto più potente,quindi molto più efficace nel prevenire i danni dei radicali liberi dell'ossigeno.
In natura il licopene è presente nei pomodori e in altre sostanze vegetali;dotato di elevata attività antiossidante,è considerato tra i carotenoidi il più potente scavanger dei radicali liberi dell'ossigeno.
Per quanto riguarda la sua attività protettiva nei confronti del CaP,studi sperimentali hanno evidenziato la sua efficacia su colture di cellule DU-145 e PC-3(androgeno-insensibili)a concentrazioni pari a 50 micromoli/l.
Sono livelli che non si possono raggiungere attraverso la sola alimentazione,dal momento che la concentrazione plasmatica fisiologica del licopene è pari a circa 0,7 micromoli/l.
Pastori et al. hanno dimostrato che il licopene è in grado di agire in modo sinergico con la Vitamina E ,esercitando così un effetto antimitotico (duplicazione cellulare) già a concentrazioni fisiologiche.
Esistono ampie conferme in vasti trial di popolazione che dimostrano l'esistenza di una correlazione tra ridotte concentrazioni plasmatiche di licopene e aumento del rischio di sviluppare un carcinoma prostatico.
Studi recenti hanno dimostrato infine che la supplementazione con licopene in pazienti già in attesa di prostatectomia radicale riduce le dimensioni della neoplasia e abbassa i livelli di PSA.
Proprio questa protezione nei confronti delle forme avanzate della malattia fa ritenere che la supplementazione a base di licopene sia efficace nel rallentare la progressione del CaP.

Gli Isoflavonoidi

L'interesse per questi composti polifenolici nella chemioprevenzione del CaP deriva da studi epidemiologici che evidenziano una minore incidenza della malattia e un minor tasso di mortalità in paesi come il Giappone, in cui c'è un elevato consumo di alimenti che ne sono ricchi,per esempio il Tè verde e la Soia.
Gli studi hanno confermato che,oltre a svolgere un'azione antiossidante,gli isoflavonoidi sono in grado di legarsi ai recettori estrogenici, in particolare ai beta-recettori.
Sperimentazioni condotte su colture cellulari di carcinoma prostatico umano hanno evidenziato che l'effetto inibente degli isoflavoniodi è dose-dipendente e si manifesta già a concentrazioni micromolari.
Numerosi studi hanno dimostrato che il tè verde(camelia sinensis)è particolarmente ricco di polifenoli,in particolare di epigallocatechina-3-gallato,una sostanza dotata di spiccata attività antimutagena e anticancerogena.
L'effetto sembra correlabile,tra l'altro,alla capacità del composto di bloccare la sintesi di Ornitina decarbossilasi(ODC),ossia dell'enzima coinvolto nell'inizio della trasformazione tumorale.
La produzione dell'enzima ODC viene controllata da un gene,testosterone dipendente,che viene bloccato a livello recettoriale dai polifenoli,provocando così,una diminuzione dei livelli di ODC sintetizzato e, quindi,una regressione della crescita tumorale.

Lo Zinco

Questo minerale si trova in alte concentrazioni nel tessuto prostatico sano,ma si riduce in maniera considerevole quando le cellule prostatiche diventano tumorali.
E' stato dimostrato in vitro che lo zinco può inibire la crescita delle cellule tumorali prostatiche attraverso l'induzione di apoptosi e l'arresto del ciclo cellulare:questo lascia pensare che la carenza di zinco possa svolgere un ruolo importante nella patogenesi del CaP.
Studi osservazionali di popolazione,condotti su pazienti con tumore alla prostata,hanno dimostrato un effetto protettivo dello zinco rispetto al rischio di carcinoma prostatico,che risulta ridotto proporzionalmente alla quantità di zinco che viene assunto settimanalmente.

Conclusioni

Fatta questa panoramica sintetica,seppur indicativa sull'importante contributo che la medicina nutrizionale può fornire alla prevenzione del carcinoma prostatico è indispensabile sottolineare le conseguenze pratiche di questi concetti.
Alla già considerevole quantità di evidenze che supportano le supplementazioni mirate di micronutrienti antiossidanti come scudo contro l'insorgenza o la progressione di questo tumore,si aggiungono infatti sempre nuove acquisizioni della ricerca.
Numerosi studi epidemiologici e clinici,così come da qualche anno a questa parte la pratica quotidiana e l'esperienza di base hanno chiaramente indicato lo stress ossidativo quale maggior fattore stimolante il processo di carcinogenesi nelle cellule prostatiche.
Altrettanto accertato è l'importante ruolo dei micronutrienti ad azione antiossidante nella prevenzione del carcinoma prostatico.
Oggi più di ieri vi sono in commercio preparati che associano più elementi antiossidanti così da favorire il medico nell'attuare una terapia più completa ed il paziente nell'assumere un minor numero di compresse,con il non trascurabile vantaggio di una migliore aderenza alla terapia ed un considerevole risparmio monetario.

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