Biopsia prostatica

 

 

 

 

Il carcinoma prostatico è la seconda neoplasia più frequente in Europa dopo i tumori polmonari, con circa 110.000 nuovi casi e 55.000 decessi ogni anno. Attualmente, la diagnosi dì carcinoma prostatico viene posta solo quando vi è la conferma istologica del tumore mediante biopsia.

Quando si fa una biopsia prostatica?
Quando il paziente ha:
• Una aspettativa di vita adeguata ( è inutile bioptizzare ultraottantenni o malati che non sopravvivranno sei mesi !)
• Se esiste un reperto anormale alla esplorazione rettale
• Se il PSA totale è maggiore di 4,0 ng/mI
• Se il PSA si incrementa significativamente nel tempo (psa velocity ). Un incremento della PSA velocità > di 0,75 ng/ml/anno è suggestivo di carcinoma,
• Nei pazienti con PSA nella zona grigia (valori compresi tra tra 4 e 10 ng/ml ). L’applicazione del rapporto PSA libero/totale può migliorare la selezione dei candidati a biopsìa
• PSA maggiore di 10 ng/ml
• Pazienti con un PSA totale compreso tra 2,5 ng/rnl e 4,0 ng/ml ma presenza di familiarità per carcinoma prostatico
• Nei pazienti in trattamento con gli inibitori della 5 alfa reduttasi (finasteride, dudasteride) da almeno sei mesi, il valore del psa deve essere moltiplicato per due (fattore correttivo).

Un nodulo ecograficamente ipoecogeno apprezzabile sulla superficie del lobo dx dopo esplorazione rettale positiva per aumento di consistenza sulla superficie ghiandolare (evidenziato in rosso nella foto a dx)

ECOGRAFIA
ECOGRAFIA
Come si fa una biopsia prostatica ?

Raccomandazione obbligatoria è quella di far sospendere qualsiasi anticoagulante al paziente (aspirina, ticlopidina, cumarolici). Il paziente dovrà sostitutire questi farmaci, se necessari, con la eparine a basso peso molecolare da assumere almeno 5 giorni prima e cinque giorni dopo l’esame.

PREPARAZIONE DEL PAZIENTE

Una preparazione accurata del paziente è importante per prevenire le complicanze infettive della Biopsia prostatica.
Infezioni genitourinaria
ascessi locali
osteomieliti
shock settico
La prevenzione delle complicanze infettive richiede il rispetto di alcune regole fondamentali:
• Esecuzione di clisma di pulizia (puo essere un semplice clistere oppure può essere somministrato betadine con l’applicatore ginecologico)
• Assunzione di antibiotici (in genere chinolonici da assumere già dal giorno prima e continuata per almeno 5 giorni dopo l’esame) . Difatti a pochi minuti di distanza dalla fine dell’esame è stata riscontrata una batteriemia nel 100% dei pazienti sottoposti a biopsia transrettale senza profilassi antimicrobica.
• Nei pazienti sottoposti a bìopsia transrettale senza copertura antibiotica le infezioni sono circa 4 volte superiore rispetto ai pazienti non sottoposti al trattamento
• SE la biopsia viene condotta per via transperineale la percentuale di infezioni è scarsa. La maggior parte dei centri non effettua quindi una profilassi antibiotica per le biopsie transperineali. La cosa è differente se la biopsia viene effettuata per via tranrettale dove la profilassi antibiotica va praticata.

Come si esegue l’anestesia nella biopsia prostatica?

Si utilizza gel anestetico da spalmare sullo sfintere anale e da usare per l’esplorazione rettale . Tale lieve anestesia ottenuta spalmando questo gel sulla capsula prostatica consente al paziente di meglio tollerare la successiva anestesia locale utilizzando 3-5 cc di bupivacaina , carbocaina, lidocaina, in specifici punti della capsula prostatica e dell’apice. L’anestesia che si ottiene, oltre che essere immediata, consente l’effettuazione anche di 32 prelievi (saturation biopsy).
ANESTESIA
Attraverso quale via si inserisce la sonda ecografia per la biopsia? ovvero: accesso transrettale o perineale?

La maggior parte delle biopsie si effettua per via transrettale: più veloce e caratterizzata da una curva di apprendimento piu rapida. L’accesso perineale è consigliato nei pazienti affetti da patologie dei retto (primitive o iatrogene, per esempio rettocolite ulcerosa o proctite attinica, quella cioè dopo radioterapia).

INSERIMENTO SONDA

Inserimento della sonda in sede anale (ecografia transrettale)

 

INFORMAZIONI


 

 

 

Quanti prelievi si eseguono ?

Devono essere eseguiti un numero di prelievi da 8 a 12. Il raddoppio del numero dei prelievi non produce un significativo aumento della capacità diagnostica di una biopsia.
Se esistono dei dubbi ecografici è utile associare hiopsie mirate da aggiungere alle 8 – 12 previste. Comunque vale la regola che gli schemi bioptici vanno programmatì sulla base del volume prostatico.
• Prostata di oltre 45 ml di volume si consìg[ìa un numero di biopsie >6

Dove si eseguono i prelievi ?

Prelievi nella zona periferica

PRELIEVI
E’ bene raccogliere campioni bioptici nelle zone più laterali e in quelle anteriori della zona periferica.
Il prelievo nella zona di transizione è consigliabile quando il PSA è maggiore di 10 ng/ml con esplorazione rettale non significativa. Il numero di hìopsìe condotte sulla zona di transizione varia da un minimo di 2 a un massimo di 6 in funzione del volume della TZ.
Quando è necessario ripetere una biopsia prostatica ? ovvero perché ripetere una biopsia prostatica ?
Se la prima biopsia è venuta male ( cioè c’è poco materiale dove non ci sono ghiandole prostatiche o i frammenti sono piccoli e non leggibili.
Se la prostata è voluminosa maggiore di 40-50 e sono stati condotti solo sei prelievi.
Se all’esame istologico si evidenziano alterazioni anatomo patologiche sospette (ASAP o PIN DISPLASIA GRAVE).
Se il paziente, anche dopo la prima biopsia negativa presenta costantemente un PSA maggiore di 10 ng/ml
Cosa fare se il PSA (antigene prostatico specifico) è compreso nella zona grigia , cioè tra valori di 4 – 10 ng/ml) ?
Non vi è concordanza sull’utilità di una seconda hìopsia immediata, In questo caso puù essere utile considerare il valore del rapporto PSA libero/totale. Il numero dei prelievi di una rebiopsia dovrà essere superiore rispetto alla prima serie e dovrà comprendere anche la zona di transizione.
Quando si esegue una seconda biopsia prostatica ?
Riguardo al numero di prelievì da eseguire o allo schema bioptìco da seguire in una rebiopsìa non vi è una opinione comune in bibliografia .
Si concorda unitamente però sul fatto che sei prelievi sono insufficienti
Se la prima bìopsia risulta negativa e non sussistono le condizioni per una rebiopsia si procederà alla sorveglianza clinica del paziente. In questo caso, verrà programmata una rebiopsia a distanza se la velocita di crescita del psa sarà maggiore di 0,75 ng/ml/anno o se si osservano modificazioni del reperto obiettivo l’esplorazione rettale). Dopo la seconda biopsia, un’uIterìore ripetizione dell’esame verrà richiesta se :
I pazienti risultati con ASAP e con PSA persistentemente elevato (>10 ng/ml), se nel periodo successivo si riscontrano incrementi della velocità di crescita del psa (antigene prostatico specifico) oppure compaiono modificazioni del reperto obiettivo prostatico (modificazioni di consistenza, noduli, alla esplorazione rettale)
Quali sono le complicanze della biopsia prostatica?

Precoci (subito dopo l’esame bioptico prostatico)
– Dolore
– Sanguinamento con le urine, feci, sperma

Tardive
– Febbre
– Emospermia (anche a distanza di mesi)

Quali terapie effettuare dopo la biopsia prostatica?

Dopo una biopsia prostatica al fine di prevenire le complicanze soprattutto infettive (anche se non tutte le linee guida sono in accordo) è necessario una terapia antibiotica associata ad una terapia antinfiammatoria. Lo schema terapeutico adottato può essere questo.
CHINOLONICO (levoxacin, tavanic, ciproxin) una compressa al giorno per 5 giorni, considerando il giorno della biopsia.
ANTINFIAMMATORIO (breaflog) una compressa ogni 8 ore per 15 giorni.
Questo schema terapeutico riduce al minimo le complicanze sopra descritte, soprattutto quelle legate alla emospermia (eiaculazione con sangue).

 

INFORMAZIONI

ulteriori approfondimenti sul sito www.fitoprostata.org