Come si può curare la prostatite?

Prostatite acuta batterica - Categoria I
Le prostatiti acute sono chiaramente associate ad un'infezione della ghiandola prostatica da parte di un microrganismo uropatogeno. Il trattamento si basa sulla somministrazione di antibiotici MIRATI sul tipo di patogeno infettante. Inizialmente, la somministrazione empirica di alte dosi di antibiotici battericidi, come le penicilline ad ampio spettro o le cefalosporine di terza generazione, associate anche con aminoglicosidi, è necessaria fino alla scomparsa della della febbre e di altri sintomi a livello sistemico. Dopo tale miglioramento, è possibile passare ad una terapia orale di alcune settimane con farmaci quali i fluorochinoloni. In presenza di un modesto residuo postminzionale dopo minzione e di una sintomatologia disurica ( Vai nell’home page e valuta i tuoi sintomi prostatici), è utile a nostro avviso associare un farmaco alfa-litico ed un antinfiammatorio fitoterapico (ananas sativus +ippocastano + boswelia serrata+estratto di mirtillo rosso -  Breaflog ) come coadiuvante ai trattamenti terapeutici instaurati
Prostatite cronica batterica - Categoria II
I pazienti che appartengono a questa categoria presentano infezioni ricorrenti del basso tratto urinario, che possono essere evidenziate con opportuni esami microbiologici. Il ritrovamento di batteri o altri microrganismi patogeni giustifica l'utilizzo come prima scelta di una terapia antibiotica.
I fluorochinoloni sembrano possedere numerosi vantaggi rispetto ad altri farmaci, sia per la marcata attività battericida, sia per l’elevata capacità di penetrazione nei tessuti prostatici.
Schema di terapia della prostatite cronica batterica
1.  Fluorochinolone a spettro allargato (solitamente ciprofloxacina) +
2. Macrolide (buona penetrazione prostatica) per la spiccata attività nei confronti dei batteri gram-positivi, di micoplasmi e di Chlamydia, e dalla capacità di inibire la formazione dei biofilm, costituiti da colonie batteriche annidate all’interno di matrici polisaccaridiche. La persistenza dei biofilm batterici a livello prostatico, e la loro resistenza a concentrazioni battericida di antibiotici, è ritenuta essere la principale causa delle recidive e delle persistenze nelle prostatiti di tipo II.
3. Alfa-litici: alfuzosina, tamsulosina, terazosina  in associazione con la terapia antibiotica. Se il paziente presenta sintomi di tipo ostruttivo, un abbassamento del flusso massimo di urina ed un residuo di urina post-minzione, l'aggiunta dell'alfa-bloccante è una giustificata scelta terapeutica.
4. La terapia di associazione comprende inoltre un farmaco ad attività antinfiammatoria a livello prostatico dab assumere per un periodo di somministrazione prolungato (4-6 settimane, con possibilità di ripetere un secondo ciclo di trattamento). Pertanto si preferisce assumere  farmaci che, se somministrati per lunghi periodi, non causano effetti indesiderati a livello gastrico. Inoltre, si preferisce evitare l'associazione con antinfiammatori non-steroidei, data la possibile influenza sulla soglia convulsiva del soggetto (l'interazione ciprofloxacina-FANS può esercitare un'azione inibitoria sulla formazione di GABA, che potrebbe portare ad un'eccessiva stimolazione del sistema nervoso centrale. Gli estratti di Serenoa repens (Licoser ) o l’associazione  Ananas sativus –bromelina- ippocastano – escina – mirtillo rosso)sotto il nome commerciale di BREAFLOG   mostrano un profilo antinfiammatorio a livello prostatico  e sono per questo somministrati in terapia di associazione. E' inoltre possibile l'integrazione della terapia medica con supplementi che mostrino attività favorevole a livello della ghiandola prostatica (Licopene, Selenio, Zinco, ecc. gia presenti nel licoser).
Se persistono i sintomi per la persistenza dei microrganismi infettanti,  dopo un primo ciclo di terapia di associazione, si necessita di  un secondo ciclo di trattamento (Leggendo l’antibiogramma si utilizza il farmaco chinolonico o macrolide caratterizzato dalla più bassa MIC)
Prostatite cronica – Sindrome dolorosa pelvica cronica, infiammatoria- Categoria IIIa
Nonostante le prostatiti di categoria III secondo la classificazione NIH siano per definizione abatteriche, si procede ugualmente alla somministrazione di farmaci antibatterici che produce un miglioramento significativo della sintomatologia.
L’impiego degli antibiotici  è stato inoltre recentemente raccomandato in letteratura per la terapia delle prostatiti croniche di categoria IIIa  per periodi variabili tra le 2 e le 4 settimane. Agli antibatterici si associano, come nel caso delle prostatiti batteriche croniche, farmaci alfa-bloccanti e antinfiammatori. Il trattamento ha durata variabile. Va ricordato che, per l’eziologia di difficile identificazione e per la complessità delle manifestazioni sintomatologiche, le sindromi dolorose pelviche croniche possono non essere caratterizzate da un miglioramento clinico che corrisponde a  soddisfacente successo terapeutico;
L’urologo pero deve avere sempre davanti il fine di  attenuare i sintomi e  migliorare la qualità della vita.
E’ comunque descritta una  spontanea attenuazione dei sintomi nel tempo.
Dati di letteratura indicano che le probabilità di successo (eradicazione completa dei patogeni infettanti) variano tra il 60 e il 95% nel caso della prostatite cronica batterica
Prostatite cronica – Sindrome dolorosa pelvica cronica, non infiammatoria - Categoria IIIb
Se il quadro clinico è caratterizzato da sintomi minzionali, si consiglia il trattamento con un farmaco alfa-bloccante (alfuzosina, tamsulosina, terazosina, ecc.), associato, a seconda del caso, ad un fitoterapico (LicoserBreaflog –Brealux vedasi  ..cap. eliminazione della cause)
Prostatite infiammatoria asintomatica - Categoria IV
Per definizione i pazienti classificati in questa categoria non presentano nessun tipo di sintomo.
La diagnosi viene effettuata su esami istologici (biopsie prostatiche) o microbiologici.
Si può prescrivere , a diagnosi fatta , una terapia medica antibiotica  o di associazione (antibiotico + antinfiammatorio Licoser + Breaflog) soprattutto nei pazienti con  elevati livelli di PSA e/o con presenza di  microrganismi uropatogeni a livello prostatico.
E' stato dimostrato che in alcuni pazienti la terapia medica, riducendo i valori di PSA, può contribuire alla riduzione del numero di biopsie prostatiche !!!!